in Scrittura

Riflessioni quantiche applicate alla scrittura

È interessante notare come la fase che precede la scrittura possa in effetti essere in gran parte paragonata al cosiddetto “calderone quantico”, ovvero quello stato di infinita possibilità nel quale le particelle (idee) sono potenzialmente tutto e niente. Uno stato che esprime l’infinito ed il nullo allo stesso tempo, e che solamente la coscienza umana è in grado di quantificare, intervenendo tramite il processo di determinazione del finito.
Potremmo dire che l’atto stesso della scrittura è un atto di esclusione dell’infinito meno uno (∞-1), e ne consegue dunque che qualsiasi frutto materiale della nostra mente sia un mero surrogato di ciò che il calderone quantico è in grado di esprimere.
Ma si tratta fondamentalmente un paradosso, in quanto l’infinito è un un concetto inapplicabile alla realtà, poiché quest’ultima appunto definita e finita. Possiamo pertanto solo renderci conto che la determinazione di tale concetto preclude ciò che non è mai stato ma poteva essere.

La scrittura risulta dunque un processo di determinazione finita di un’infinito potenziale al quale lo scrittore attinge durante la sua fase creativa. Ma è pur vero che il modo in cui vien espresso, è ineluttabilmente influenzato dalla percezione di come vorrebbe che sia.
Scrivere, è la ricerca essenziale della versione più affidabile possibile dell’idea che si ha in mente. Lo scrittore la vuole, la brama, ma finisce inesorabilmente per produrne una mera copia di ciò che realmente vorrebbe esprimere. E nel farlo, una parte importante si perde nel percorso che va dalla mente alla tastiera. Ed in fisica, ciò costituisce lo scarto ottenuto quando si quantizza un segnale analogico per trasformarlo in digitale.
Che è in effetti un po’ quello che accade quando scriviamo (analogico); il nostro computer digitalizza, codifica e trasmette l’informazione (quantizzazione) per poi avviare l’esatto processo opposto sulla macchina del lettore.

L’origine è la mente dello scrittore.
La destinazione è la mente del lettore.

E la sfida è quella di trasmette l’informazione nella maniera più fedele possibile all’originale. Ma la perdita di dati è inevitabile. La trasformazione del concetto pure.
E la nostra vita è per buona parte impegnata a correggere questi difetti digitali che inficiano la nostra comunicazione con il prossimo.

Quantum Storytelling è dunque a mio avviso, più nella forma che nella sostanza. Un concetto che non comprende nessuna conseguenza né innovazione ma trae maggiore forza dalla forma nella quale è espresso. La sostanza è oramai alla base delle comunità online e del social sharing e oggi, grazie alla Rete, possiamo definirci tutti parte di un’immenso storytelling quantico che ci coinvolge e determina nel momento stesso in cui contribuiamo con un commento, un post o un like.

In un infinito ciclo frattale di idee.

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