in Società

Perdonami madre

Oggi è un giorno infausto.

Risuonano forti e gravi le grida di dolore di migliaia di donne vittime di abusi sessuali, domestici e psicologici. Rimbombano nelle nostre teste e dilaniano le coscienze di chi omertosamente accetta tutto questo. Le lacrime scendono copiose sui volti di donne ignote, segnati per sempre da cicatrici dell’anima. Facili da ricucire, ma impossibili da curare.

Scegliere di dedicare una sola giornata a tutto questo è folle tanto quanto far finta che non esista. E la società, le istituzioni, quella linea sottile che regge tutti i nostri delicati equilibri, oggi deve prendere una posizione.

È tempo di fare delle scelte. È tempo di schierarsi.

Maledetti gli ignavi che osservano i mali di questo tempo passargli dinnanzi senza compiere atto d’azione. Maledetti noi che non compiamo atti d’amore.

E avvertiamo dunque più di una bestemmia, oltre ogni umana comprensione, il pesante fardello dell’infamia più grande di cui un uomo può macchiarsi. Per quanto ogni violenza può essere analizzata e spiegata separatamente, nulla deve distoglierci dal riconoscere il nero sapore del male. Sintomo di paura e di empietà.

Possano le donne perdonare Dio per i suoi figli.
Possano farlo, insegnandoci a vivere.

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