in Società

Leggere per restare vivi

Il modo in cui leggiamo è cambiato radicalmente e rapidamente negli ultimi vent’anni. Non solo da un punto di vista delle nostre abitudini, ma anche e soprattutto di come comprendiamo l’informazione. Di cause se ne possono trovare molte; non da meno l’avvento delle nuove tecnologie, che almeno nei mezzi, ha cambiato l’approccio sia fisico che mentale che avevamo con la lettura.

Al fine di analizzare e produrre quindi un documento chiaro ed analitico, che metta in luce gli aspetti sociali di questo cambiamento, cominciamo innanzitutto con l’analizzarne gli effetti sul quotidiano.

Una trasformazione in corso

Che oggi si legga di meno o di più, sinceramente, è pane per le statistiche. Ciò che interessa è il modo in cui lo facciamo, attenti al fatto che al giorno d’oggi applichiamo un metodo ben diverso da quello in uso almeno fino agli anni ‘80. L’informazione è cambiata, sono cambiati i mezzi e le strutture comunicative, che adeguandosi alle nuove modalità di interazione, riflettono indissolubilmente la disposizione tecnica che sta alla base di ogni informazione scritta.

Cominciamo quindi innanzitutto con il fare una netta distinzione tra carta stampata e medium digitale. Ciò non costituisce solamente una differenza nei termini e nei mezzi, ma comporta un vero e proprio cambio di comunicazione.

Scrivere per il web ha infatti delle regole ben precise, che molto spesso sono l’esatto contrario di tutti quei principi di scrittura validi invece per la carta stampata. Di conseguenza l’informazione deve essere veicolata più rapidamente perché rapido è ormai lo sguardo del lettore, che concentra tutta la sua attenzione in brevi e compulsive letture durante la giornata. Ed è qui infatti, che l’intero costrutto comunicativo e di composizione dell’informazione muta drasticamente.

Difficile dire però, se è il mezzo che si è adeguato al lettore o viceversa; fatto sta che ogni tecnologia nasce anche da una necessità. Dunque senza andare troppo nel profondo in analisi sociologiche di sorta, possiamo tranquillamente affermare che la forma ed i costrutti comunicativi dell’informazione su mezzo digitale hanno cambiato sia da un lato l’interazione del lettore con il dato scritto, sia la loro composizione intrinseca ed il modo in cui vengono veicolati attraverso i media. Andando tra l’altro molto spesso ad inficiarne la qualità espressiva.

Nei fatti, questa trasformazione dell’approccio alla lettura ha comportato una totale trasformazione del lettore in sé: leggiamo molto spesso solo i titoli delle notizie e solo attraverso di essi, a volte, ci facciamo un’opinione. Siamo sommersi da immagini che distraggono il focus intellettivo del nostro cervello e annullano completamente la capacità d’immaginazione visiva. Ed è essenziale capire che nell’era dei social network, oltre che gli artefici, ne siamo senza dubbio inconsapevoli vittime.

I responsabili principali

La struttura espressiva delle piattaforme social è di fatto essenzialmente ridotta all’osso, ed il modo in cui il lettore sfrutta l’enorme mole di informazione (data overload) a cui è sottoposto ogni giorno, modifica anche la percezione della realtà e della verità dietro all’informazione.

Per capire meglio questo concetto analizziamo i principali media digitali nel dettaglio, prendendo Facebook come esempio primario e valido un po’ per tutti gli altri.

La nuova home page sul mondo

Al giorno d’oggi, lo stream di Facebook è per molti la fonte primaria di informazioni e non è un caso infatti, che il grosso degli sforzi del colosso americano si siano incentrati sulla modifica degli algoritmi di visualizzazione e organizzazione delle stesse.

La bacheca è infatti il perfetto contenitore di tutte le nostre notizie; aggiornato, interattivo, la finestra sul mondo cesellata a dovere secondo le nostre necessità ed abitudini. E sebbene si tratti in fondo solamente di una “prima copertina”, dalla quale successivamente accedere ad i contenuti veri e propri, molto spesso il comportamento del lettore non va oltre lo scrolling.

Un esempio dello stream notizie di Facebook.

Ne risulta quindi che l’apprendimento delle notizie avviene non tanto in misura superficiale, ma piuttosto secondo un metodo grossolano. Ed è un comportamento che si allinea alla perfezione con i principi del Network, dove effettivamente è molto più importante l’aspetto quantitativo di apprendimento delle notizie, a discapito di quello qualitativo e dunque alla contestualizzazione analitica del dato in sé.

Un’immagine vale più di mille parole

Vero. Ma l’utilizzo improprio e massiccio porta ad un impoverimento della capacità d’immaginazione visiva del lettore. Le immagini distraggono e spesso sostituiscono completamente la formazione del pensiero. Sono un surrogato dell’idea formata ma non possono effettivamente, e fino in fondo, descriverla nel dettaglio e con esattezza nella sua totalità.

Lasciano dunque una traccia spesso grossolana, che accoppiata ad un titolo progettato appositamente per attirare l’attenzione (upwhorty title), dà vita all’elemento cardine di questo tipo di comunicazione: il connubio titolo-immagine infatti, presente su tutte le grandi homepage social (ma vedremo poi anche molto utilizzata nella carta stampata), è una tecnica corroborata soprattutto da importanti e determinanti scelte stilistiche.

Basti pensare, ad esempio, alle proporzioni usate:

Un esempio di post condiviso. L’immagine, il titolo e l’estratto di testo hanno proporzioni ben progettate e studiate.

Su Facebook le immagini occupano uno spazio dominante rispetto ai testi. Nella struttura di un post condiviso ad esempio, subito sotto vi è il titolo e più in basso ancora, con un font molto più piccolo, un breve estratto.

Queste proporzioni sono studiate appositamente per far valere il connubio di cui sopra, e permettere la lettore di avere una visione d’insieme di ciò che realmente l’articolo tratta. Peccato che questa tecnica, se da un lato velocizza l’acquisizione di più notizie ed informazioni, dall’altro va ad impoverirne l’effettivo contenuto qualitativo e sociale.

Contenuti personalizzati

Altro elemento cruciale è la tipologia dei contenuti usufruiti. Facebook ha essenzialmente plasmato il flusso informativo sulla base dei nostri interessi, che nel caso specifico si traducono in like. A volte infatti non basta seguire una pagina, ma conta molto di più con quali contenuti interagiamo a livello di post.

Una delle formule utilizzate da Facebook per il suo News Feed Algorithm

Se questo comportamento può inizialmente sembrare rilevante, in quanto in fondo non vi è nulla di male nel leggere argomenti di proprio interesse, è altrettanto vero che per avere una valenza effettiva è necessario che il lettore abbia già chiara in mente l’idea di quali siano i propri interessi e le proprie aspettative. Ovvero conosca alla perfezione quali sono le reali cose che possono interessarlo.

E qui si demarca una linea sottile, in quanto molto spesso gli interessi maturati nel lettore sono indotti, esattamente come è indotto il bisogno di un oggetto dal marketing pubblicitario. Oggetti di cui, molto probabilmente non ne abbiamo reale necessità, ma che per un motivo inconscio tendiamo ad acquistare.

La comunicazione spesso è essenzialmente questo: un sottile gioco di inganno, soprattutto quando si ha a che fare con le prime impressioni del lettore.

Pertanto, una bacheca personalizzata nei contenuti difficilmente alimenterà la curiosità di chi legge o la consapevolezza che esistono anche altre sfere di informazione e di fatti, nei quali magari si può trovare spunto per affrontare altre questioni ed ampliare il proprio orizzonte d’interessi.

Anche la carta stampata si è evoluta

Se andiamo a guardare le prime pagine di vecchi quotidiani nazionali, comparate con le più moderne “homepage cartacee”, noteremo come sia drasticamente cambiata l’impaginazione e la disposizione delle notizie.

Non è tanto l’uso del colore nelle immagini, ma piuttosto la dimensione del carattere, l’interlinea, la struttura del contenuto e la sua frammentazione al fine di diluire le informazioni lungo tutte le pagine.

Questo è dato soprattutto dal fatto che il lettore deve vedere la pubblicità, pertanto non si possono inserire concetti completi ed informazioni definitive tutte nella prima pagina, ma vanno piuttosto dislocate e frammentate lungo l’intero percorso di lettura.

Due prime pagine di due epoche diverse con due tipi di lettori diversi

Al di là delle motivazioni economiche, c’è da dire che nei mezzi di comunicazione la forma incide notevolmente della formazione della coscienza di lettura del lettore. Nel senso che il modo con coi vengono presentate le informazioni, non solo allena il lettore ad un esercizio ben specifico, ma lo predispone anche per un certo grado di attenzione.

Se uno volesse sapere cosa è successo nel mondo leggendo una pagina come quella del giornale a sinistra (vedi sopra), dovrebbe necessariamente compiere uno sforzo non indifferente. Ma questo sforzo sarebbe del tutto normale se non si fosse mai stati abituati a leggere informazioni su un giornale come quello a destra. Infatti, il lettore abituato a scavare l’articolo per coglierne l’informazione, risulta essere un lettore più attento e più analitico. Sia alle parole che ai termini utilizzati.

Se ti vai a cercare l’informazione sei anche determinato a raggiungerla.

Oggi invece, siamo abituati a mezzi di comunicazione che pretendono di concentrare l’informazione in grandi blocchi di “titolo-immagine”, tutti raccolti in una grande homepage. Questo dà il via ad un processo di impoverimento dell’attenzione del lettore che a lungo andare si abituerà ad aspettarsi notizie del genere, perdendo progressivamente interesse nell’approfondirle, poiché la sue mente vedrà in un lungo blocco di testo scritto a carattere 12/14, un insormontabile ostacolo che probabilmente non vale la pena leggere.

Insomma è del tutto normale, soprattutto alla luce del fatto che oggi l’informazione è per larga parte veicolata attraverso il media della Rete Internet, che buona parte della capacità del nostro focus intellettivo si sia ridotta congiuntamente con l’attitudine fisica alla lettura.

Il tesoro più grande

Il libro rimane per fortuna l’unico medium in grado di allenare la nostra mente in maniera completa. Privo di tutti quei vezzi stilistici è infatti l’ultimo baluardo che rimane per difenderci dal progressivo impoverimento dell’informazione e dei suoi mezzi, che ci vogliono tutti assidui “osservatori” ma non lettori.

Siamo testimoni di una grande era di trasformazione, ed il rischio più grande è quello di lasciare che trasformi anche noi; le nostre capacità di giudizio, la nostra voglia di conoscere ed apprezzare il mondo.

È anche per questo che il libro deve rimanere cartaceo. Non è tanto una questione di comodità, ma di valenza specifica dell’oggetto e della sua interazione con il mondo. Un libro occupa lo spazio, ha un certo peso. È un oggetto con il quale stabiliamo un legame particolare, che stimola i nostri sensi e la nostra capacità intellettiva. La carta è importante perché è permanente. Ed il nostro impegno non può prescindere da questo.

Dobbiamo leggere per capire. E capire per leggere. Perché vedete, non c’è popolo più pericoloso di un popolo che capisce, ed i libri sono le sue armi. Testimoni della storia e fondamenta del nostro futuro.

È un tesoro che l’umanità deve preservare, custodire ed utilizzare con bramosia ed avidità.

Tutto dipende dai libri.
Tutto dipende da noi.

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