in Società

L’infame strage silenziosa delle donne

Dall’inizio del 2016 in Italia sono avvenuti ben 53 femminicidi.
Crimini commessi da uomini incapaci di vivere, troppo viziati dalle loro mamme e pretenziosamente vili. Ci sono urla che non possono essere per sempre negate, né storie che non meritano di essere raccontate. Questa è una strage che avviene sotto il nostro naso, tra le mura delle nostre case e dentro il nostro letto. E tacere è un ulteriore delitto di cui non dobbiamo macchiarci.

Mai come ora vige l’obbligo morale di capire che la violenza non è solo quella delle mani, ma anche e soprattutto quella psicologica; perpetrata in quell’orrida prigione senza sbarre dove le anime si rifugiano inconsapevolmente, ritrovandosi vittime di un gioco dove molto spesso neanche i carnefici sanno più cosa stanno facendo. Entrambi vittime, a loro modo, di un gioco al massacro che affonda le radici nella più profonda dispersione delle identità, e soprattutto nella più totale immaturità emotiva.

Il crimine in sé infatti è solo l’epilogo di una lunga serie, che spesso perdura nel tempo e separa gli uomini dalle donne rendendoli antitetici e subordinati a paradigmi fittizi, inculcati dai media e dalla loro becera ipocrisia, che cela senza ombra di dubbio una misoginia profonda e ben radicata.

L’empatia come cardine morale

La figura dell’uomo sta subendo una trasformazione epocale, che sembra volgere all’inibizione della possibilità di relazionarsi con l’altro sesso partendo da presupposti e valori comuni, quali l’uguaglianza ed il rispetto. La riluttanza nell’accettare i propri errori, di mostrare le proprie debolezze. La tremenda paura di essere screditati nella società rispetto ad archetipi virtuali che si rivelano sempre e comunque deleteri, sono sintomi dell’assoluta incapacità di provare empatia.

Solo questa infatti garantisce la piena consapevolezza delle proprie decisioni e di quelle degli altri. È l’unico modo per capire che ad ogni azione corrisponde una precisa reazione. E che molto spesso, la seconda è semplicemente la prima allo specchio.

La democrazia delle responsabilità deve morire

La società moderna ha come obbligo la responsabilizzazione sociale di ogni individuo, a partire dalla sua istruzione al rispetto: dell’umano e del sociale.

Non esiste infatti rischio di manipolazione più subdola e pericolosa laddove la società civile latita e tituba sulle scelte da compiere, sia in termini di identità sociale che determinazione dei ruoli. E intendo anche delle istituzioni.

Non abbiamo bisogno di manifestazioni o proclami simbolici. Non ci servono trasmissioni TV né titoli sui quotidiani. Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno è un’iniezione di realtà. Di parole vere gridate al vento, di sguardi e contatti umani. Di dialoghi e non discussioni.
Di voglia di capire, e non di far capire.

È l’abbandono dell’individuo, la sua emarginazione ed estrapolazione dal contesto in cui vive, che porta all’assolutismo dei sentimenti e all’avidità delle emozioni. E non c’è nulla di peggio di non rendersene conto.

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