Femminicidio: Tu, io, e l’ignavia del nostro tempo

Il Femminicidio come male dell'uomo e sintomo di malessere dell'individuo sociale.


  • Categoria: Società
  • Data di pubblicazione: 12 marzo 2018 Ore:12:45

Femminicidio: Tu, io, e l'ignavia del nostro tempo
Jakub Schikaneder – Omicidio in casa (1890)

Ci sono urla che non possono essere per sempre negate, né drammi che non meritano di essere raccontati. Storie di crimini commessi da uomini incapaci di vivere, troppo viziati dalle loro mamme e pretenziosamente vili. Una strage che avviene sotto il nostro naso, tra le mura delle nostre case e dentro il nostro letto. E tacere, è un ulteriore delitto di cui non dobbiamo più macchiarci.

Mai come ora vige l’obbligo morale di capire che la violenza non è solo quella delle mani ma anche, e soprattutto, quella psicologica; perpetrata in quell’orrida prigione senza sbarre dove le anime si rifugiano inconsapevolmente, ritrovandosi vittime di un destino che molto spesso neanche i carnefici riescono più ad interpretare. Entrambi vittime, a loro modo, di un gioco al massacro che affonda le radici nella più profonda dispersione delle identità, e soprattutto nella più totale immaturità emotiva.

Il femminicidio, il crimine in sé, infatti, è solo l’epilogo di una lunga serie che spesso perdura nel tempo e separa gli uomini dalle donne rendendoli antitetici e subordinati a paradigmi fittizi, inculcati dai media e dalla loro becera ipocrisia che cela, senza ombra di dubbio, una misoginia profonda e ben radicata.

L’empatia come cardine morale

La figura dell’uomo sta subendo una trasformazione epocale che sembra volgere all’inibizione della possibilità di relazionarsi con l’altro sesso partendo da presupposti e valori comuni, quali l’uguaglianza ed il rispetto. La riluttanza nell’accettare i propri errori, di mostrare le proprie debolezze; la tremenda paura di essere screditati nella società rispetto ad archetipi virtuali che si rivelano sempre e comunque deleteri, sono sintomi dell’assoluta incapacità di provare empatia.

Solo questa infatti garantisce la piena consapevolezza delle proprie decisioni e di quelle degli altri. Ed è l’unico modo per capire che ad ogni azione corrisponde una precisa reazione. E che molto spesso, la seconda è semplicemente la prima allo specchio.

La democrazia delle responsabilità deve morire

La società moderna ha come obbligo la responsabilizzazione sociale di ogni individuo a partire dalla sua istruzione al rispetto: dell’umano e del sociale. Non esiste infatti rischio di manipolazione più subdola e pericolosa laddove la società civile latita sulle scelte da compiere, sia in termini di identità sociale che determinazione dei ruoli. E intendo anche delle istituzioni.

Non abbiamo bisogno di manifestazioni o proclami simbolici. Non ci servono trasmissioni TV, né titoli sui quotidiani. Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno è un’iniezione di realtà; di parole vere gridate al vento, di sguardi e contatti umani. Di dialoghi, e non discussioni. Di voglia di capire, e non di far capire.

È l’abbandono dell’individuo, la sua emarginazione ed estrapolazione dal contesto in cui vive, che porta all’assolutismo dei sentimenti e all’avidità delle emozioni. E non c’è nulla di peggio di non rendersene conto.

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