Il caso Seregej Skripal: un gioco di spie all’ombra degli USA

La tensione fra Londra e Mosca non accenna a diminuire. Ma la reazione britannica è un'anomalia diplomatica.


  • Categoria: Esteri
  • Data di pubblicazione: 16 marzo 2018 Ore:9:25

 

Il caso Seregej Skripal: un gioco di spie all’ombra degli USA

La reazione di Londra dopo l’omicidio dell’ex funzionario dell’intelligente di Mosca Seregej Skripal, e della figlia Yulia, è di quelle che potremmo annoverare nel catalogo delle anomalie diplomatiche: dura, granitica, dai tratti bellicosi. Non è servito a niente l’invito del Cremlino a collaborare nella risoluzione del caso in conformità con la Convenzione sulle armi chimiche: la May ha sparato alto, forte della probabile fiducia in un appoggio incondizionato di buona parte degli alleati europei e, naturalmente, degli Stati Uniti. Eppure Downing Street potrebbe non aver fatto i conti esatti, soprattutto in Europa.

Uno stile d’oltre oceano

A voler analizzare la reazione di Theresa May, verrebbe da dire che ha ricalcato esattamente lo stile Trump in termini di politica estera. La premier inglese, infatti, non si è limitata solamente ad annunciare l’espulsione di 23 diplomatici russi (un numero così alto non si rilevava dal 1971); è andata ben oltre, rendendo noto di aver revocato ogni prossimo invito o visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in merito alla vicenda Skripal. Non paga, ha posto il veto sulla presenza delle delegazioni ufficiali ai mondiali di calcio 2018 e negato fermamente la presenza di qualsiasi rappresentante della famiglia reale.

Nel frattempo, i media inglesi non gettano certo acqua sul fuoco: sul Guardian si elencano addirittura le 10 possibili sanzioni che la Gran Bretagna potrebbe adottare nei confronti di Mosca. Meno male che il Movimento 5 Stelle in Inghilterra non esiste: avrebbero fatto decidere ai lettori la sanzione più giusta votando online. La famosa democrazia della Rete.

Del resto i rapporti tra Londra e Mosca non sono mai stati idilliaci ma, ad onor del vero, neanche bellicosi. Le sanzioni imposte dall’UE dopo l’annessione della Crimea, hanno da tempo cementificato una distanza che per molti sembra irrecuperabile, ma che stando ai venti di destra che spirano in Europa di questi tempi, potrebbero invece avvicinarsi. Paradossalmente, la reazione più esemplificativa di tutte l’ha avuta il leader della Lega Matteo Salvini: «Non credo a governi che avvelenano gente in giro per il mondo», sottolineando come questo tipo di episodi vadano innanzitutto comprovati da fatti e prove certe.

Il fatto certamente è grave, e senza ombra di dubbio si va ad inanellare in una striscia di sangue che parte dal lontano 1978 con l’omicidio, in piena Guerra Fredda, del dissidente bulgaro Gergi Markov, passando per il fantomatico suicidio dell’oligarca russo Berezovski. Scotland Yard e l’antiterrorismo britannico hanno quindi riaperto i fascicoli di ben 14 morti sospette e hanno tutti i motivi di questo mondo per portare alla luce la verità su questi fatti. Tuttavia, il lavoro dell’Intelligence dovrebbe sempre portare ad un rapporto interno sul quale poi vengono calibrate le misure diplomatiche da adottare.

L’Asse si schiera

Londra chiama Washington, e non solo. Gran Bretagna, Usa, Francia e Germania hanno infatti siglato una dichiarazione nella quale attribuiscono esplicitamente le colpe a Mosca, ritenendola responsabile dell’attacco al Gas Nervino di Salisbury. Effettivamente, neanche il tempo di analizzare le prove e trovare i colpevoli. Ma del resto, si sa come vanno queste cose: in ambito di spionaggio internazionale le prove non sono sempre indicazione di colpevolezza, visto che molto spesso possono essere trafugate o semplicemente distrutte. Quello che più stupisce però, è la rapidità con la quale la Gran Bretagna si è mossa nonostante le indagini ancora in corso.

Gli appelli alla cautela, solitamente presi sempre in considerazioni fra le varie nazioni europee, sono andati tranquillamente nel vuoto, incluso quello di Emmanuel Macron dell’altro ieri, quando ha invitato tutti ad attendere “prove certe”. Alla fine però, Parigi si è schierata a favore di questo Asse transatlantico improvvisato e, di fatto, avallando la rappresaglia diplomatica in corso.

Eppure all’appello mancano ancora diversi paesi tra i quali proprio l’Italia. L’esito delle elezioni del 4 marzo non tiene sotto scacco solamente la politica interna, ma anche quella europea e americana. Il Movimento 5 Stelle e la Lega non hanno mai negato un certo feeling con il Cremlino, definendo posizioni decisamente molto più malleabili e meno inclini al rispetto dei diktat europei. Lo stesso Salvini ha infatti più volte espresso che le sanzioni verso Mosca «sono una follia economica, geopolitica e commerciale». Un atteggiamento, quindi, che rimane al vaglio delle nazioni EU ma soprattutto di Washington, che potrebbe incominciare a prestare orecchio alle varie voci per le quali, stando a quanto scrive il New York Times, l’Italia ha abbandonato l’alleanza con l’America per sceglierne una con la Russia.

Trump e la diplomazia spicciola

La situazione politica internazionale sta subendo una lenta ma inesorabile trasformazione. Da un lato Donald Trump sta imponendo una diplomazia di pancia, basata su scelte dettate dal sentiment del momento e scevre da ogni bilanciamento diplomatico che solitamente si attribuisce ai sistemi democratici, e a cui gli Stati Uniti non sono certo estranei.

Il recente cambio ai vertici CIA (Gina Haspel ha sostituito Mike Pompeo alla presidenza) è solo l’ennesimo della sua amministrazione, e certamente non fa ben sperare dal punto di vista della stabilità interna. Trump infatti è, e sarà sempre un uomo solo al comando che non sopporta essere circondato da persone che potrebbero contraddirlo. Da un certo punto di vista, il suo atteggiamento può anche essere compreso, nei termini e limiti di un piano di attuazione del programma di governo.

Ma la sua politica estera potrebbe tendere a breve verso un ripiegamento su posizioni protezionistiche da Guerra Fredda, e Londra questo lo sa bene. Anche perché per l’Occidente la Russia è sempre stata una bestia da domare, da controllare e punire; soprattutto in anticipo, se possibile.

La posizione d’attesa dell’Italia

L’episodio di Seregej Skripal che ha scatenato le reazioni britanniche, il patto siglato in fretta e furia da parte delle principali potenze occidentali, le accuse reiterate sulle presunte ingerenze nelle elezioni politiche americane (e recentemente anche italiane): tutto concorre all’inasprimento dei rapporti con il Cremlino, alla presa di posizione tesa a schierare il mondo occidentale nuovamente contro il gigante russo.

Tuttavia, all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo, gli occhi del’Europa sono ora puntati sulle vicende politiche nostrane, sebbene a Bruxelles siano convinti che prima di prendere decisioni importanti in politica estera, bisognerebbe aspettare l’esito delle consultazioni e la futura formazione di governo.

Molti sono infatti pronti a giurare che all’orizzonte si profili una nuova politica italiana in ambito europeo; che tenda la mano a Mosca e lasci progressivamente andare quella, ormai gonfia e sudaticcia, stretta con Washington. Le dichiarazioni dei due vincitori, Lega e Movimento 5 Stelle, non smentiscono di certo questa ipotesi. Al momento dunque l’Europa attende. La May un po’ meno.

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