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L’Italia svenduta

La difesa e la promozione del patrimonio storico-culturale italiano passano anche da un’attenta selezione di coloro che vengono posti ai vertici degli organi decisionali e di gestione territoriale. Poco male, qualora alcuni di questi vengano dati in mano a privati: al di là di un discorso puramente di categoria infatti, l’importante è che ciò che è italiano rimanga italiano.
E venga gestito esclusivamente da italiani.

Questo non solo per favorire e migliorare la consapevolezza nella classe dirigente del nostro infinito patrimonio, ma soprattutto per contrastare quell’orrenda propaganda esterofila anti nazionale che ha ormai intriso il tessuto sociale e la coscienza collettiva fino alle radici. Purtroppo però, la tendenza sembra invece essere esattamente all’opposto di quanto auspicato, e procede imperterrita sul solito percorso dell’annichilimento del popolo.

Ne è un esempio la gestione dell’area archeologica del Colosseo a Roma, con annessa Domus Aurea, Fori imperiali e colle Palatino, per la quale il ministro Franceschini ha di recente rilasciato l’ennesimo bando internazionale volto alla ricerca di un direttore del parco archeologico che si occupi della sua gestione e rilancio.

Cito testualmente da “Il Giornale” del 05/03/2017:

l’infornata di nuovi direttori aveva già portato alla nomina di ben sette stranieri (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese) sui venti selezionati alla guida dei maggiori siti museali. Da Eike Schmidt, 47 anni, esperto di fama internazionale, direttore degli Uffizi, Sylvain Bellenger che ha preso le redini di Capodimonte, mentre Brera è stata affidata al britannico di origine canadese James Bradburne. - Lodovica Bulian, Il Giornale.

Insomma stando a quanto afferma il ministro su Twitter, siamo ad un passo dalla grande riforma dei musei italiani. Un po’ come dire: manca poco, e tutto il patrimonio culturale italiano sarà presto in mano straniera.

Ma del resto lo aveva esplicitato lo stesso Franceschini nel 2015:

Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini

Secondo quanto espresso dunque, avere la possibilità di dare in gestione musei statali ad eccellenze internazionali garantisce, secondo il ministro, modernità ed efficenza. Come se in un sol colpo un direttore straniero (se pur di eccellente curriculum) fosse in grado di colmare tutte le lacune e le inefficienze del sistema museale italiano solo per il fatto di non essere, appunto, italiano. Mossa astuta, che sottintende la solita malcelata esterofilia di una classe politica che sta praticando un suicidio assistito; un harakiri lento e prolungato volto a smantellare ogni singolo pezzo della nostra nazione.

Applicare infatti un bando internazionale per la gestione dell’area archeologica più importante del mondo, significa consegnare ancora una volta lo scrigno della cultura italiana in mani straniere. Tuttavia, c’è poco da meravigliarsi: la sinistra è da sempre sottilmente avvezza a tutto ciò che è anti italiano. Anzi, se possibile, tutto ciò che può minare le basi dell’appartenenza di popolo, di senso della Nazione e dell’orgoglio nazionale, è di fatto il suo strumento politico per eccellenza. La costruzione di una società meticcia sotto tutti i punti di vista, finalmente libera da quel fastidioso giogo che è la storia e l’amor di Patria.

Eppure basterebbe poco. Basterebbe quel naturale senso di appartenenza ad una comunità, di voglia di riprendersi il proprio futuro, per capire che è ideologicamente un ossimoro dare ad un tedesco o a un francese la gestione della Via Sacra o della Casa delle Vestali. Cosa c’è di più straziante che passeggiare fra le rovine del Foro di Augusto e pensare che di italiano, nella gestione e promozione di quel territorio, c’è veramente poco?

La verità è che, a piccoli ma inesorabili passi, la politica, di rimando con le istituzioni europee, sta cercando di eliminare il collante che lega indissolubilmente il territorio al suo popolo. Ed è pertanto motivo per noi di essere vigili, sottolineando ancora una volta, che alcuni italiani non si arrendono. E non lo faranno mai.

Che questa battaglia è nostra. Ed è adesso. È ora.

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