Rotten stories: L'Agglomerato

in Rotten Stories, Scrittura

Rotten stories – Parte 1: L’Agglomerato

Inizia qui il primo capitolo di una serie di approfondimenti e curiosità sul mondo di Rotten. Un'analisi dietro le quinte degli scenari e dei personaggi che caratterizzano l'universo del romanzo.

Nessuno sa con esattezza quanto sia vasto, né quali siano i suoi confini. L’Agglomerato si estende per chilometri e chilometri, inglobando dentro il suo ventre fumante interi blocchi di periferia, sparuti villaggi di frontiera ed ammassi di ex-colonie ormai ridotti a dormitori per gli operai del Governo. È un mondo che racchiude al suo interno infinite realtà sub urbane, disciolte nel catrame delle strade e fra i vetri opachi delle torri degli alveari. È un universo enorme, vasto, e per molte parti del tutto inesplorato. E ognuno di voi dovrà trovare se stesso tra le sue strade e succhiarne l’anima fino al midollo.

Rotten stories: L'Agglomerato

Le torri Governative dei blocchi centrali – Artwork by: Klaus Pillon

La conformazione urbanistica dei primi blocchi centrali ricorda vagamente quella concentrica della mitica città di Atlantide, descritta da Platone nel Timeo e nel Crizia. In parte voluta dal Governo, il suo sviluppo è stato, negli anni, simbolo di potenza e di potere; le enormi torri centrali svettano per centinaia di metri al si sopra delle nuvole di smog e sono visibili a chilometri di distanza. In effetti, fungono un po’ da faro per chi si è perso nei meandri delle periferie, facendo al tempo stesso anche da monito, a ricordare la presenza costante e vigile del Governo.

Allontanandosi e addentrandosi invece nelle prime realtà periferiche, la morfologia dell’Agglomerato muta improvvisamente: qui le regolari strutture stradali dei blocchi centrali lasciano il posto ad intricati sistemi urbani, formati soprattutto da ammassi di palazzi disposti senza un apparente senso logico. Le stesse strade nascono da quei pochi spazi sopravvissuti e la densità di popolazione subisce un aumento vertiginoso, visibile soprattutto dalle strutture abitative che, come enormi camerate, costeggiano le strade dei blocchi intermedi.

Rotten stories: L'Agglomerato

I blocchi intermedi – Artwork by: NovaHessia

Neanche l’architettura segue un percorso ben preciso, né rispetta una naturale evoluzione storica. Spesso zone adiacenti fra loro non presentano neanche un punto in comune, e questo, nel tempo, ha favorito la nascita e lo sviluppo di un senso di appartenenza quasi feudale degli abitanti ad ogni singolo blocco.

A partire dal Blocco 18 (ma qualcuno indica anche dal 15), inizia la vera e propria periferia dell’Agglomerato. Qui si incontrano i primi Alveari, circondati a volte da distese infinite di bassi caseggiati e strade senza nome. Svettano anche loro nel grigio cielo della notte, bucando quell’ammasso di nubi e facendo da riflesso alle torri centrali del Governo. Un tempo terre dei ribelli, le zone di periferia cadono spesso sotto il controllo di gruppi locali che, se non in accordo con le squadre governative, prendono autonomamente il controllo delle strade adiacenti gli Alveari e ne determinano il contrabbando di dispositivi e di eroina sintetica.

Uno degli ingressi agli Alveari – Artwork by: Rutger van de Steeg

Oltre il Blocco 35 infine, inizia la vasta distesa delle Terre Sconosciute che conducono fino al porto. Attraversate dalle strade morte, questi sono luoghi dove nessuno osa addentrarsi a piedi, né tanto meno da soli. Neanche le stesse Squadre Governative le attraversano facilmente: spesso si limitano a costeggiarne il perimetro, senza un apparente motivo. Qualcuno asserisce che questi luoghi siano la discarica dei crimini governativi, e che di notte si sentano grida disumane provenire dai campi. Qualcun altro afferma addirittura di aver visto veicoli governativi scaricare orde di “scollegati” lungo le strade morte. Fatto sta, che addentrarsi da soli per queste terre non è considerato da nessun abitante dell’Agglomerato una buona idea.


Il romanzo

Rotten - Luca GrandicelliCharlotte è una giovane rockstar del Blocco 31 che sopravvive fra iniezioni di eroina sintetica e concerti punk. Quando il suo manager di una vita la trova riversa in una pozza di vomito nel bagno N°5 del Bar Mexico, capisce di stare sprofondando un passo alla volta verso il baratro. Ma l’Agglomerato ha in serbo per lei un futuro ben più amaro: un viaggio attraverso gli abissi dell’anima e della mente, alla ricerca di una verità nascosta sotto la propria pelle e di un passato troppo pesante da sopportare.

Rotten è una storia di violenza e mancata redenzione.
Di ricerca dell’anima, ai confini dell’umana ragione.


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