Bandiera italiana

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Tornare ad essere nazione

Il concetto di nazione prescinde da quello di popolo. Ne è la sua proiezione terrena e al tempo stesso introiezione identitaria. I due non possono esistere uno senza l’altro, perché è tramite la nazione che il popolo rende tangibile la propria cultura, interpretandone, nel tempo, il ruolo evolutivo. Su questi due pilastri poggia dunque la comunità, da intendere non solo come un insieme di persone accomunate da un’appartenenza geografica e culturale, ma anche, e soprattutto, come un organismo vivente che affonda le proprie radici nella storia e guarda al futuro preservando i propri usi e costumi, riflessi naturalmente nelle tradizioni.

Tuttavia, sebbene questi elementi risultino fortemente saldati fra loro, è altrettanto importante sottolineare come non costituiscano un blocco statico e granitico incapace di dare alla comunità quella virtù di dinamicità che consente di evolversi nel tempo. Storicamente infatti, ogni cultura non è mai rimasta immune dalle influenze delle altre civiltà con le quali è venuta in contatto. Ma nessuna, di fatto, si è propriamente estinta; spesso inglobata, oppure trasformatasi sotto forme più moderne, ma sempre contestualizzata nell’ambiente da cui proviene.

Parlare dunque di identità nazionale significa innanzitutto riconoscere l’appartenenza ad un popolo, comprenderne la storia e saperla raccontare. Significa prima di tutto riconoscere la comunità come parte antropologica del proprio io e viceversa. E è essa stessa che garantisce l’ambiente adatto alla sopravvivenza, ed è tramite la nazione che il popolo decide di segnare i propri confini culturali e storici. Da qui si evince come anche lo status di cittadino non possa essere semplicemente considerato come una questione burocratica, poiché la cittadinanza non è una questione di documenti, ma di appartenenza alla terra, di legame con la storia e con il sangue.

I nuovi padroni

Viviamo in una società dove le nozioni di popolo e comunità vengono spesso derise, mentre i discorsi sull’identità nazionale facilmente bollati come anacronistici e non più ancorati alla realtà. L’Europa e le sue nazioni, così come da sempre siamo abituati a concepirle e riconoscerle, sono da molto tempo ormai sotto assedio dalla politica neo liberista dei tecnocrati di Bruxelles, minate alle fondamenta da generazioni di politici che, soprattutto in Italia, hanno tradito il vero spirito costituzionale e hanno spalancato le porte alla lenta ma inesorabile distruzione del loro popolo.

Il grande progetto mondialista prevede chiaramente la progressiva distruzione delle nazioni a favore della costituzione di un unico stato globale, con un’unica moneta, un’unica banca, un unico esercito. Si tratta della forma più semplice, ma anche la più pericolosa; covata in segreto per secoli ed ora finalmente uscita allo scoperto. Non è più un mistero infatti come le grandi élite finanziarie mondiali abbiano preso il controllo dei governi tramite l’inganno criminale del debito che ha garantito loro un potere enorme, grazie al quale, con la compiacenza dei governi fantoccio, hanno reso schiavi milioni di cittadini europei.

Deve essere chiaro però, che il loro progetto non potrà mai essere portato a termine finché le nazioni continueranno ad esistere. Non potrà mai compiersi finché esisteranno Costituzioni che difendono i diritti dei cittadini, ne garantiscono l’assistenza sanitaria ed il lavoro. Le carte costituzionali sono proprio l’ostacolo più grande al grande progetto finanziario globale, ed ecco perché si sta facendo di tutto per cambiarle, depauperarle e svilirle. Soprattutto in Italia poi, si è progressivamente accettata l’idea che per poter combattere la crisi ed uscire da questa impasse economico-sociale, sono necessarie le riforme costituzionali. Ce le hanno propinate tutti i giorni, come un mantra, fino a convincerci che,«perché ce lo chiede l’Europa», siano la cura necessaria.

Ma è altresì evidente come lo smantellamento delle identità nazionali sia sotto gli occhi di tutti: dall’introduzione della moneta unica, che di fatto ha privato i popoli della propria sovranità economica, alle progressive destabilizzazioni del lavoro. Quello stesso lavoro che è garantito da Costituzione; che è un diritto, e non un privilegio. Non c’è libertà senza di esso. Né dignità. Ed il nostro articolo primo fonda l’intera Nazione Italia proprio su di esso. Minare dunque i diritti dei lavoratori è il colpo finale al popolo, poiché lo si priva della possibilità di auto affermazione e pertanto di sussistenza della propria identità.

Tornare ad essere nazione

Questa è una guerra. E va combattuta oggi. Senza tregua e senza sosta. L’Europa è da sempre culla di civiltà e storia vivente dell’umanità, e l’Italia ne è la sua colonna portante, memore di quell’antica civiltà romana che per prima promosse il concetto di Europa dei popoli, inglobandoli in un unico grande progetto senza mai però omologarne le radici. La libertà si afferma proprio nelle diversità, ed in queste si costituisce la libera partecipazione alla vita delle comunità. Dobbiamo ritornare ad amare, a convincerci che noi siamo popolo, che noi siamo Italia. E dobbiamo farlo incominciando innanzitutto ad individuare i nostri nemici che sono in primis annidati all’interno dei nostri, se pur labili, confini. Vittime principali di quel pensiero unico e neo liberista che ci sta progressivamente privando di ogni legame con la nostra storia, al fine di generare un’unica società omogenea, senza patria, senza diritti, senza identità. Dobbiamo combattere questi nostri tempi invertendo la rotta drasticamente, insegnando ai nostri figli e ai nostri fratelli e sorelle cosa significa essere italiani, scoprendo di nuovo l’importanza di appartenere ad una cultura che ci marca profondamente nell’animo e non può, non deve, morire per colpa di coloro che operano mossi dall’infamia.

Questa è una guerra, e ti chiedo di combatterla insieme.
Con i libri, con la cultura. Contro tutto e contro tutti.
Per il tuo ed il nostro futuro di italiani e di europei.

 

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